In questo articolo sintetizzo alcuni concetti tratti dalla Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner per chiarire il linguaggio e le categorie interiori che utilizzo come modello del funzionamento umano. Nel lavoro su di sé, le distinzioni tra strutture e funzioni interiori non restano astratte, ma diventano un modello operativo concreto: aiutano a orientarsi nell’esperienza quotidiana, riconoscendo e dando un nome alle diverse parti di sé.
Secondo Steiner, l’essere umano è composto di vari corpi con strutture e funzioni differenti.
Il corpo fisico, che è mortale e soggetto alle leggi naturali, è la parte materiale dell’uomo ed è fatto delle stesse sostanze del mondo minerale.
Il corpo eterico (o vitale) è la struttura sottile che mantiene vivo il corpo fisico, è responsabile di crescita, rigenerazione e vitalità. Il corpo eterico è presente in piante, animali e uomini.
Il corpo astrale è la sede della vita interiore, la struttura sottile che contiene e organizza le emozioni, i desideri, le sensazioni, gli impulsi, il piacere e il dolore. Il corpo astrale si identifica come un campo psichico che avvolge il corpo fisico e l’eterico ed è proprio di animali e uomini.
Infine l’Io individuale è una caratteristica specificamente umana, la dimensione in cui si manifesta lo spirito e che permette l’autocoscienza (cioè la consapevolezza di sé), la libertà (la possibilità di agire non solo per istinto o condizionamento), la creatività morale (la capacità di generare nuovi impulsi etici, non semplicemente di seguire regole) e la continuità dell’identità, oltre la nascita e la morte (da non confondere con Ego e personalità, che sono limitati a una singola incarnazione terrena).
Tra il mondo della materia e il mondo dello spirito si colloca l’anima. L’anima è un termine molto frainteso, occorre comprendere che essa non è tanto una struttura o un corpo invisibile, ma piuttosto una funzione dell’essere umano. Per comprendere la differenza fra struttura e funzione a noi è molto familiare la distinzione fra mente e cervello, in cui il cervello è la struttura fisica, e la mente è ciò che svolge la funzione di elaborazione delle informazioni.
Il corpo astrale costituisce la base su cui l’Io opera per sviluppare le funzioni dell’anima, che si articolano in sentire, pensare e volere. Queste tre attività non operano mai davvero separate: ogni pensiero porta con sé un certo tono emotivo, ogni sentimento tende a cercare un’espressione, ogni atto di volontà nasce da qualcosa che è stato prima pensato e sentito. L’equilibrio o lo squilibrio dell’anima dipende dal modo in cui queste correnti interiori si incontrano.
Il pensare, da solo, ha la capacità di chiarire, ordinare e dare forma all’esperienza. Tuttavia, quando resta isolato, rischia di diventare astratto, distante dalla vita reale. Il volere, dal canto suo, è la forza che porta all’azione, che spinge a trasformare il mondo e se stessi, ma se non è guidato, può scivolare nell’impulso cieco o nell’abitudine meccanica. Tra questi due poli si colloca il sentire, l’anima che sente è quella dimensione interiore in cui ciò che incontriamo non resta neutro: qualcosa ci tocca, ci attrae, ci respinge, ci entusiasma o ci ferisce. Attraverso il sentire il mondo entra in noi e noi entriamo in relazione con il mondo (approfondisci qui).
Il sentire può rimanere nelle emozioni basse, quelle pulsionali, di pancia. Esse sono in genere immediate e reattive, sono legate agli aspetti più primitivi della nostra natura, quelli legati alla sopravvivenza e al soddisfacimento dei bisogni primari. Si tratta ad esempio del piacere sensoriale (contatto, cibo, sesso), paura, eccitazione, rabbia, disprezzo; sono tutte le emozioni che restano centrate nell'esperienza immediata del corpo.
Quando il sentire è più alto, significa utilizzare il cuore, e dunque l'amore. Esempi di emozioni alte sono la meraviglia, la devozione, la gratitudine, la compassione. Il piacere che nasce dall'apertura del cuore è legato a gioie spirituali come il sentire che la vita ha un significato, il sentirsi in armonia con la natura e con gli altri, o il piacere di fare qualcosa di buono e di utile per sé e per gli altri.
Ogni percorso di crescita è volto a far maturare la propria anima, a far crescere la propria coscienza. In questo processo l’Io ha un ruolo decisivo. L’Io non cresce imponendosi sull’anima, né reprimendo sentimenti e impulsi, ma imparando a guidarli dall’interno. Quando pensare, sentire e volere restano disallineati, l’Io è fragile e frammentato: una parte di noi pensa una cosa, un’altra ne sente un’altra, un’altra ancora agisce in modo diverso. Quando invece queste tre forze vengono coordinate attraverso l’amore, l’Io diventa un centro stabile e cosciente. L’essere umano comincia ad agire in modo coerente, perché ciò che pensa, ciò che sente e ciò che fa sono in accordo.
La maturazione dell’Io avviene proprio attraverso questa armonizzazione progressiva. All’inizio della vita, pensieri, sentimenti e volontà sono in gran parte determinati dall’ambiente, dall’educazione e dagli impulsi naturali. Con il tempo, se l’Io si sviluppa, esso impara a rendere il pensare più libero, il sentire più responsabile e il volere più morale. L’amore diventa allora la forza che permette all’Io di uscire dall’egoismo senza perdere se stesso, di aprirsi al mondo senza dissolversi.
In questa prospettiva, l’amore è l’espressione più alta della libertà umana: la forza creativa attraverso cui l’Io armonizza il pensare, il sentire e il volere, facendo crescere l’anima cosciente.